05 Novembre 2022

Ragusa Ibla e le residenze storiche

di Redazione Cralt Magazine
Il siciliano è per sua indole un mimo vivente; tutto in lui, gesto, parola, silenzi, respira teatro
Ragusa Ibla e le residenze storiche

I luoghi della Sicilia sono magici, tutti colpiscono per la loro unicità ma Ragusa Ibla è un mondo a parte che merita di essere inquadrato nella sua giusta contestualzzazione storica, sociale e culturale.

A Ragusa Ibla, visiterete chiese e monumenti, apprezzerete vicoletti, scorci caratteristici e tra le tante esperienze, quella di visitare un’antica dimora nobiliare privata come Palazzo Arezzo di Trifiletti.
Costruito dopo il disastroso terremoto del 1693 che distrusse l’intera città, il palazzo viene completato a metà del secolo Diciannovesimo, è in stile neoclassico, di struttura molto semplice. Oltrepassando l’ampio androne di ingresso e il cortile dominati da un portale in pietra pece si percorre una splendida scalinata a forbice che conduce all’ingresso del palazzo dove ci sono i dipinti degli antenati che hanno abitato nella residenza.

Una visita attraverso i vari ambienti e i salotti che gravitano su Piazza Duomo fino a sorprendervi nel grande e fastoso Salone delle Feste, dallo splendido soffitto affrescato, dominato da due altissime specchiere e impreziosito dal pavimento in piastrelle di maioliche di scuola napoletana di fine Settecento, dipinte a mano. Tutti gli ambienti sono arredati con mobili d’epoca e preziosi tendaggi originali.

Poi un antico circolo in cui i nobili si riunivano per chiacchierare. Ebbene sì: c’è stato un tempo in cui gli aristocratici che volevano parlare tra di loro, senza mescolarsi alle “persone comuni” nei caffè o per strada, si incontravano in luoghi appositi.

Tra quei luoghi, c’è il Circolo di Conversazione di Ragusa (utilizzato come set di alcune scene della fiction Montalbano). Si trova in un edificio appositamente realizzato per questo scopo. Viene chiamato anche Caffè dei Cavalieri o Circolu re Cavalieri.

All’interno si trova ancora il documento con i nomi dei soci fondatori, fra cui il barone Francesco Arezzo di Donnafugata, il cavaliere Giuseppe Arezzi, il barone Carmelo Arezzo di Trefiletti.

«Il siciliano è per sua indole un mimo vivente; tutto in lui, gesto, parola, silenzi, respira teatro. Sicché in luoghi come quelli, in cui ci si radunava in tanti a chiacchierare, la chiacchiera faceva presto a diventare conversazione teatrale». Lo scrittore Gesualdo Bufalino lo ha descritto con queste parole.

Guardandolo, si è subito trascinati indietro nel tempo. Da un punto di vista estetico, è un edificio di gusto neoclassico, a un solo piano. Sulla facciata ci sono tre porte incorniciate da sei paraste, su cui trionfano capitelli di ordine dorico. In corrispondenza di ogni porta ci sono dei bassorilievi.

Questi raffigurano donne alate, che sorreggono un lume e le sue sfingi laterali. Il cornicione è ornato da triglifi. Al centro della facciata c’è un’insegna, decorata con l’aquila ragusana, stemma della città. È affiancata da due leoni con volti umani e da una ghirlanda.

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