C’è un angolo del Piemonte dove la storia dei luoghi e quella della terra sembrano procedere insieme. È il Canavese, territorio di colline morbide, laghi, antichi castelli e vigne, dove il paesaggio conserva ancora il carattere di una terra di confine. Qui si trova Agliè, elegante borgo dominato dal suo castello, e qui l’Erbaluce ha trovato nei secoli uno dei suoi territori più rappresentativi.
Parlare di Agliè significa dunque raccontare molto più di un paese piemontese. Significa entrare in una storia fatta di nobili famiglie, architetture sabaude, agricoltura e tradizioni che ancora oggi trovano nella vigna una delle loro espressioni più autentiche.
Agliè, un borgo dalla storia antica
Le origini di Agliè affondano in un passato molto lontano. Il primo nucleo dell’abitato sorse in posizione strategica sulle colline del Canavese e il borgo assunse progressivamente un ruolo importante nelle vicende politiche e territoriali della zona.
Il suo castello, nato come struttura fortificata, rappresenta ancora oggi il cuore della storia cittadina. Nel corso dei secoli l’antica rocca cambiò volto, trasformandosi in una raffinata residenza aristocratica e poi sabauda. Le trasformazioni volute tra Settecento e Ottocento ne fecero una delle dimore più eleganti del territorio.
Il risultato è un luogo nel quale le diverse epoche non si cancellano, ma si sovrappongono: la fortezza medievale rimane riconoscibile dentro l’architettura della residenza, mentre il paese conserva nel suo tessuto urbano le tracce di una storia secolare.
Il castello e la stagione dei Savoia
Con l'ingresso sempre più forte di Agliè nell'orbita sabauda, il castello assunse un nuovo ruolo. Non più soltanto presidio militare, ma luogo di rappresentanza, villeggiatura e vita di corte. La figura di Filippo San Martino di Agliè, uomo di cultura e protagonista della corte sabauda nel Seicento, contribuì a legare il nome del borgo alla storia politica e culturale del Piemonte.
Nei secoli successivi il castello venne nuovamente trasformato e arricchito, fino a diventare una vera residenza di villeggiatura della famiglia reale. Sale decorate, giardini e ambienti di rappresentanza raccontano ancora oggi quella stagione nella quale il Canavese divenne anche luogo di soggiorno e di svago per la corte.
Ma basta allontanarsi dal castello per ritrovare l'altra anima di Agliè: quella del borgo, delle strade tranquille, delle case affacciate sulle colline e di una campagna che continua a essere parte essenziale dell'identità locale.
La vigna che racconta il Canavese
È proprio tra queste colline che entra in scena l'Erbaluce, uno dei vitigni più caratteristici del Piemonte settentrionale. La sua storia è antica e il suo nome porta con sé una suggestione quasi leggendaria. La tradizione lo collega alla luce che colpisce gli acini maturi, capaci di assumere riflessi luminosi quando il sole autunnale attraversa i grappoli.
Al di là delle leggende, le prime testimonianze documentarie precise dell'Erbaluce risalgono al Seicento. Da allora il vitigno ha attraversato secoli di coltivazione, diventando una presenza profondamente legata al paesaggio del Canavese. Non è soltanto una varietà di uva: è una parte della storia agricola di queste colline.
Un vino nato da un territorio particolare
Per comprendere l'Erbaluce bisogna guardare il territorio nel quale nasce. Il Canavese è caratterizzato dall'imponente anfiteatro morenico di Ivrea, un paesaggio modellato dall'antica presenza dei ghiacciai e oggi formato da colline, laghi e terreni particolarmente adatti alla viticoltura.
In questo ambiente la vite ha trovato condizioni favorevoli e l'Erbaluce ha sviluppato caratteristiche che lo rendono immediatamente riconoscibile.
La coltivazione tradizionale è legata alla pergola, una forma che ancora oggi caratterizza molte vigne canavesane. Camminare tra questi filari significa quindi osservare non soltanto una tecnica agricola, ma un vero elemento del paesaggio. La vigna diventa parte della scenografia naturale: sopra i filari, le colline; sullo sfondo, le montagne; intorno, quella particolare luce del Canavese che accompagna la maturazione dell'uva.
Un vino, tre espressioni
Una delle caratteristiche più interessanti dell'Erbaluce è la sua capacità di esprimersi in forme differenti. Il vino può essere prodotto come bianco, nella versione più immediata e legata alla freschezza del vitigno, ma anche come spumante e come passito, dimostrando una versatilità non comune.
Lo spumante esalta la componente più fresca e dinamica dell'uva, mentre il passito rappresenta la sua anima più lenta e meditativa. Per realizzarlo, i grappoli vengono lasciati appassire naturalmente, concentrando profumi e zuccheri prima della vinificazione. Tre interpretazioni diverse dello stesso vitigno, capaci di raccontare altrettanti momenti della sua identità.
Dalla tradizione alla contemporaneità
L'Erbaluce è oggi una DOCG, riconoscimento che ha consolidato il valore di una tradizione vitivinicola costruita nel tempo. Le aziende del territorio continuano a lavorare sul vitigno, cercando un equilibrio tra memoria e innovazione. Le tecniche cambiano, la ricerca enologica evolve, ma rimane centrale il rapporto con la terra.
Ed è proprio questo il punto nel quale Agliè e l'Erbaluce si incontrano ancora una volta. Il castello racconta la lunga storia delle famiglie e delle istituzioni che hanno attraversato il Canavese; la vigna racconta invece quella di chi, generazione dopo generazione, ha continuato a coltivare la terra.
Agliè, dove la storia diventa paesaggio
Visitare Agliè significa allora lasciarsi alle spalle l'idea del semplice borgo da fotografare. È un luogo da attraversare lentamente, osservando il castello, le architetture, le colline e le vigne che lo circondano.
E quando il viaggio incontra un calice di Erbaluce, quella storia diventa quasi tangibile. Dentro quel vino non c'è soltanto il lavoro della cantina, ma il carattere di un territorio, la sua luce, la sua terra e una tradizione che ha saputo arrivare fino a oggi senza perdere la propria identità.
Agliè e l'Erbaluce sono, in fondo, due modi diversi di raccontare la stessa terra: uno attraverso la pietra e l'architettura, l'altro attraverso la vigna e il vino.
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Foto da: Castello di Agliè – Immagini e video – RESIDENZE REALI SABAUDE – DIREZIONE REGIONALE MUSEI NAZIONALI PIEMONTE


