Nel maggio del 1527 Roma smette di essere eterna e diventa fragile. Le sue mura vengono violate, le sue chiese profanate, le sue strade trasformate in scenari di paura. Il Sacco di Roma non è soltanto un evento militare: è una ferita profonda nella memoria della città, un momento in cui la storia irrompe con violenza nella vita quotidiana. E tra i luoghi più colpiti, il Borgo, porta d’accesso al Vaticano, diventa teatro di uno degli episodi più drammatici.
L’arrivo dei lanzichenecchiù
I lanzichenecchi, mercenari provenienti dall’Europa centrale, avanzano verso Roma spinti dalla fame, dal rancore e dall’assenza di paga. Portano con sé un’idea di guerra brutale, priva di regole, alimentata dall’odio politico e religioso. Quando varcano le difese della città, la disciplina cede il passo al saccheggio indiscriminato.
Nel Borgo, quartiere popolato da artigiani, pellegrini e religiosi, la violenza si manifesta in tutta la sua crudezza. Le strade strette amplificano il rumore degli stivali, delle urla, del metallo contro le porte chiuse in fretta.
Borgo: da passaggio sacro a corridoio di terrore
Il Borgo non è una periferia qualsiasi: è il collegamento simbolico e fisico tra Roma e San Pietro. Qui si concentrano locande, ospizi, botteghe legate al flusso dei pellegrini. Durante il Sacco, questo spazio di accoglienza diventa improvvisamente un corridoio di fuga e di morte.
Case violate, chiese spogliate, immagini sacre oltraggiate: il quartiere perde la sua funzione e la sua identità. Chi può cerca riparo dietro le mura vaticane, chi resta assiste impotente al crollo di ogni certezza.
Il sacro profanato
L’assalto non risparmia nulla. La violenza dei lanzichenecchi colpisce con particolare ferocia i luoghi religiosi, trasformando la devozione in bersaglio. Nel Borgo, conventi e chiese vengono saccheggiati, reliquie disperse, altari distrutti. Il contrasto tra la sacralità del luogo e la brutalità dell’invasione rende il trauma ancora più profondo.
Roma, capitale spirituale, appare improvvisamente indifesa, esposta, umiliata.
La città spezzata
Gli eventi del 1527 segna una cesura definitiva. Non è solo una devastazione materiale, ma una frattura culturale e psicologica. L’idea rinascimentale di Roma come centro armonico del mondo crolla sotto il peso della violenza. Borgo, come altri quartieri, porta a lungo i segni di quell’evento: spopolamento, povertà, silenzio.
Eppure, proprio da questo trauma nascerà una lenta ricostruzione, fatta di nuove architetture, nuovi equilibri, nuove narrazioni.
Camminare oggi tra le tracce del passato
Passeggiando oggi tra le strade del Borgo, il Sacco di Roma non è immediatamente visibile, ma è presente. È nelle trasformazioni urbanistiche successive, nelle assenze, nei cambiamenti di funzione. La memoria del 1527 si nasconde tra i muri, nelle cronache, nei racconti tramandati, come un’eco che non si è mai del tutto spenta.
Quella non è soltanto una data, ma un’esperienza collettiva di perdita e di sopravvivenza. Nel Borgo, più che altrove, la storia si fa carne, paura, resistenza. Le strade che oggi conducono serenamente verso San Pietro furono un tempo attraversate dal caos, dalla violenza e dalla disperazione.
Raccontare il Sacco di Roma significa restituire voce a una città ferita, ricordare che anche l’eternità, talvolta, deve fare i conti con la fragilità.
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Foto di Dennis da Pixabay


