C’è una Sardegna che si incontra sul mare e un’altra che bisogna conquistare passo dopo passo. È quella del Supramonte di Orgosolo, territorio aspro e spettacolare nel cuore della Barbagia, dove la montagna conserva ancora il carattere selvaggio di un paesaggio modellato nei secoli dalla natura e dalla presenza dell’uomo.
Qui il trekking non è soltanto un’attività all’aria aperta. È un modo per entrare in contatto con una Sardegna più profonda, fatta di sentieri, pareti calcaree, boschi, sorgenti e antichi ricoveri pastorali. E alla fine del cammino arriva un’esperienza che completa naturalmente la giornata: il pranzo dai pastori, davanti a una tavola semplice e generosa che racconta la cultura di questa terra almeno quanto i suoi paesaggi.
Il Supramonte, una montagna tutta da scoprire
Il territorio di Orgosolo custodisce una delle aree più suggestive del Supramonte, una grande regione montuosa caratterizzata da altopiani calcarei, gole profonde, pareti rocciose e boschi di lecci.
È un paesaggio che non concede tutto al primo sguardo. Bisogna entrarci, percorrerlo, seguirne i sentieri. A ogni curva cambia la prospettiva e una roccia, una radura o un passaggio tra gli alberi possono improvvisamente aprire la vista su un panorama vastissimo.
La montagna, qui, è stata per secoli un luogo di vita e di lavoro. Pastori e allevatori hanno imparato a conoscerne ogni angolo, utilizzando grotte, ripari naturali e pinnettos, le tradizionali costruzioni pastorali, come punti di riferimento e di soggiorno. Ancora oggi il rapporto tra uomo e ambiente rappresenta una delle chiavi per comprendere il Supramonte di Orgosolo.
Camminare dentro un paesaggio selvaggio
Il trekking permette di scoprire questa montagna con un ritmo completamente diverso da quello di un normale itinerario turistico. Non ci sono grandi monumenti costruiti dall’uomo a scandire il percorso. A parlare sono la pietra, gli alberi, il vento e i silenzi. Il sentiero attraversa ambienti diversi e offre continuamente occasioni per fermarsi a osservare.
La roccia calcarea, modellata dall’erosione, crea forme talvolta sorprendenti. Tra le pareti si aprono piccoli pianori e radure, mentre la vegetazione mediterranea accompagna il cammino. È una natura apparentemente severa, ma ricchissima di vita. Lecci, ginepri e altre specie della macchia mediterranea trovano spazio accanto a una fauna che comprende numerose specie tipiche dell’ambiente montano sardo.
E più ci si allontana dalle strade, più il paesaggio sembra appartenere a un’altra dimensione.
La montagna raccontata dai pastori
Per comprendere davvero il Supramonte, però, non basta osservare la natura. Bisogna ascoltare chi questa montagna l’ha vissuta. La pastorizia ha rappresentato per generazioni una componente fondamentale della vita di Orgosolo e ancora oggi costituisce uno dei legami più autentici tra la comunità e il territorio.
Il pastore conosce la montagna non come un semplice spazio naturale, ma come un ambiente nel quale ogni sentiero, ogni fonte e ogni altura possiedono una funzione e una memoria. È questa conoscenza tramandata nel tempo a rendere particolarmente interessante l’esperienza del trekking. Il racconto accompagna il cammino e permette di leggere il paesaggio con occhi diversi, riconoscendo nelle pietre e nella vegetazione i segni di una presenza umana antica.
Il pranzo dai pastori, una tavola che racconta la Sardegna
Dopo il cammino arriva il momento più conviviale della giornata.
Il pranzo dai pastori non è semplicemente una pausa per recuperare le energie. È parte integrante dell’esperienza, perché porta sulla tavola i sapori di una cultura pastorale profondamente radicata nel territorio.
Il pane carasau, i formaggi, i salumi, le carni, le verdure e le altre preparazioni della tradizione compongono un pasto nel quale la semplicità diventa valore. Non c’è bisogno di elaborazioni particolari quando sono le materie prime e la memoria delle ricette a parlare.
Il cibo diventa così un altro modo per conoscere il Supramonte: attraverso profumi, consistenze e sapori che appartengono alla storia quotidiana delle comunità della Barbagia. E soprattutto attraverso la convivialità. Sedersi insieme intorno a una tavola significa condividere racconti, gesti e tradizioni, trasformando un pranzo in un momento di incontro.
Orgosolo, oltre i murales
Il nome di Orgosolo è conosciuto in tutto il mondo anche per i suoi murales, che hanno trasformato le pareti del paese in una straordinaria galleria d’arte a cielo aperto. Sono immagini che raccontano politica, lavoro, pace, conflitti e vita quotidiana e che hanno contribuito a costruire l’immagine contemporanea del paese.
Ma il rapporto tra Orgosolo e il territorio non si esaurisce nelle strade del centro. Il Supramonte rappresenta l’altra grande anima della comunità: quella della montagna, della pastorizia, della natura e dell’escursionismo. Le due dimensioni non sono separate. Al contrario, entrambe raccontano una comunità abituata a utilizzare il territorio come spazio di espressione, lavoro e identità.
Una giornata lontano dalla fretta
Il bello di un'escursione nel Supramonte è anche il suo ritmo. Si parte camminando, lasciando progressivamente alle spalle il rumore della quotidianità. Poi arrivano la montagna, il silenzio e il paesaggio. Infine la tavola, il momento nel quale il gruppo si ritrova e l’esperienza della giornata diventa racconto condiviso.
È una formula che unisce natura e cultura senza bisogno di separarle in momenti diversi. Il sentiero parla della montagna, il pastore parla della sua vita, il cibo parla della tradizione. Tutto appartiene allo stesso racconto.
Il Supramonte, una Sardegna da vivere
Alla fine del percorso, ciò che rimane non è soltanto la soddisfazione di aver camminato tra alcuni dei paesaggi più affascinanti della Sardegna. Rimane soprattutto la sensazione di aver incontrato una terra nella sua dimensione più autentica.
Il Supramonte di Orgosolo non è un paesaggio da attraversare velocemente. Chiede tempo, attenzione e rispetto. Ma in cambio offre qualcosa che oggi è sempre più raro: la possibilità di rallentare e ritrovare un rapporto diretto con la natura e con le persone che continuano a viverla.
E quando, dopo il trekking, ci si siede alla tavola dei pastori, davanti a un piatto semplice e a un bicchiere condiviso, il viaggio acquista il suo significato più profondo. Perché in questa parte della Sardegna la montagna non è soltanto un luogo da visitare: è una storia da camminare, ascoltare e assaporare.
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Foto di Markus da Pixabay


