Questo pezzo voleva essere la cronaca di una visita culturale fatta nel comune di Molfetta,che ha visto la partecipazione di 52 persone. In realtà ben presto è divenuto ben altro e lo leggerete.
Tutta la visita ha fatto provare ai soci un continuo stupore. La cosa che ha affascinato tutti tantissimo è stato il racconto fatto da un attore - nella sala del Museo Diocesano del Seminario Vescovile di Molfetta - con un costume del 1700,che ha recitato la parte del famoso pittore molfettano Corrado Giaquinto. Il "Pittore delle Corti d'Europa" fiero di mostrare la sua terra dopo i successi nelle corti di Roma e Madrid.
Il Duomo e la cattedrale
Un momento di aggregazione che è partito subito con la visita al Duomo di San Corrado, con le sue cupole bianche che sembrano perle appoggiate sull’Adriatico. Continuando per il centro antico, disegnato "a spina di pesce", usciti dai vicoli bianchi, ci si è trovati davanti alla maestosa facciata barocca della "nuova" Cattedrale, ed entrando, poi, davanti alla volta e gli altari.
Il Museo Diocesano
A pochi passi dalla Cattedrale, il Museo Diocesano. Passeggiando tra i matronei e le sale silenziose, si palesano i reperti che raccontano millenni di storia molfettese.
Le statue dei Misteri: con il valore scultoreo e il pathos che animano le processioni cittadine.
La Pinacoteca: Con le opere dei colleghi e seguaci di Giaquinto. La differenza tra il chiaroscuro caravaggesco e la sua "pittura di luce".
Curiosità: i frammenti archeologici, ricordando che Molfetta è una stratificazione di civiltà, e che ogni artista è solo l'ultimo strato di una storia lunghissima.
Nella Galleria Civica (spesso legata alla figura di un altro grande molfettese, il critico Gaetano Salvemini, e ricca di donazioni importanti), si osserva con curiosità le evoluzioni dell'arte.
In particolare, nella Gipsoteca, davanti ai gessi di Giulio Cozzoli, si resta in silenzio ammirando quella plasticità drammatica e quasi michelangiolesca.
Guardando fuori da una finestra della Galleria che affaccia sul porto: la visita è completa.
Al termine della visita poi, i soci hanno degustato il famoso Calzone Molfettese fatto di cipolla, olive, pomodoro e merluzzo e a seguire poi l'assaggio dei tipici dolcetti della tradizione locale.
La cosa più bella che potesse accadere non consiste solo nei complimenti di rito che ci si scambia in queste occasione ma il fatto che - a giorni di distanza - continuano ad arrivarmi sul cellulare condivisioni di foto e messaggi che fanno trasparire la gioia di chi ha partecipato ad un'attività che poteva sembrare il solito tour e che invece si è svelato essere un momento culturale davvero a 360°.


