28 Ottobre 2026

Il Cralt: ricordi e speranze

di Alessandro Petronio
Preparando il materiale per il trasferimento, mi sono ritrovato a ripercorrere trent'anni di vita del CRALT

Da questa settimana la sede Fibercop di Trieste chiuderà e il personale verrà trasferito nella sede di via Forlanini. Ho dovuto quindi predisporre anche il materiale del CRALT per il trasferimento, un passaggio che mi ha portato inevitabilmente a riflettere su quanto questa associazione abbia rappresentato, e rappresenti ancora, per tanti di noi.

La fase che il CRALT si trova ad affrontare rappresenta anche un'occasione per guardare avanti e individuare nuove prospettive di continuità e sviluppo. L'auspicio è che, attraverso la collaborazione e il senso di responsabilità di tutti i suoi componenti, si possa trovare una soluzione capace di aggiornare lo statuto, tutelare il futuro dell'associazione e mantenere, per quanto possibile, anche i dipendenti Fibercop all'interno di questa grande comunità. È una sfida che merita impegno, dialogo e fiducia, perché dietro la presenza di Fibercop nel CRALT non c’è sono soltanto un'organizzazione e dei servizi, ma circa 13.000 soci, con le loro aspettative, le loro esigenze e le tante storie che, nel tempo, hanno contribuito a costruirne il valore. È da questo patrimonio umano che possiamo ripartire, con la speranza di dare continuità a ciò che è stato e aprire nuove possibilità per ciò che potrà essere.

Preparando il materiale per il trasferimento, mi sono ritrovato così a ripercorrere trent'anni di vita del CRALT, ma anche una parte fondamentale della mia vita personale. E mi sono accorto di quante persone, esperienze e momenti siano racchiusi in questo lungo percorso.

Quando nel 1989 sono stato assunto in SIP, non avrei mai immaginato che qualche anno dopo, dall'ufficio del personale, sarei approdato all'ufficio amministrativo del CRALT. Era un'opportunità particolare, un privilegio per pochi in azienda, e per me si è rivelata molto più di un semplice cambiamento professionale. Il lavoro non mancava, ma sapere che quello che facevamo poteva essere utile alle persone, insieme alla possibilità di metterci qualcosa di nostro, rendeva tutto più stimolante e piacevole.

Erano gli anni delle sezioni provinciali e del consiglio regionale, di una presenza capillare sul territorio e di un'associazione vissuta da vicino, attraverso il lavoro quotidiano e i rapporti personali.

Grazie a Mariano, responsabile e soprattutto punto di riferimento del CRALT, ho imparato il mestiere e trovato il mio spazio all'interno dell'associazione. Un'esperienza che, dopo il ridimensionamento dell'ufficio amministrativo, mi ha portato a diventare consigliere e, dopo la prematura scomparsa di Franco, anche delegato. Sono stati passaggi importanti, che mi hanno permesso di conoscere ancora meglio il valore e le responsabilità di questo  impegno.

Nei primi anni, con Reginio presidente, sempre disponibile nei miei confronti, abbiamo introdotto alcune innovazioni tecnologiche che oggi possono sembrare semplici, ma allora rappresentavano un bel passo avanti: l'utilizzo di Office, i comunicati arricchiti da fotografie e grafiche colorate. E poi, nel tempo libero, il calendario del SUEI, con le immagini  elaborate in Photoshop: piccoli progetti che raccontavano anche la voglia di sperimentare e di rendere più bella e moderna la comunicazione.

Qualche anno dopo è arrivata Consuelo, a Trieste, per un periodo di affiancamento, sempre con Mariano come tutor. E con lei riaffiorano tanti ricordi di un lavoro fatto di collaborazione, di apprendimento e di persone che si passavano il testimone, condividendo competenze ed esperienza.

Mi tornano in mente le gare d'appalto con le agenzie di viaggio locali, che partecipavano con entusiasmo e non soltanto per vincere; le migliaia di buste preparate, affrancate e  spedite ai soci dalla sede di via Battisti; i pullman diretti all'aeroporto di Verona per  accompagnare i pensionati ai meeting a loro dedicati. E poi l'Alpe Adria, con quella  trasferta a Lignano Sabbiadoro sulla Panda SIP, praticamente con tutto l'ufficio  amministrativo a bordo, per stampare fino all'una di notte classifiche delle gare e ogni altro materiale necessario. Ripensandoci oggi, viene da sorridere: erano fatiche, certo, ma  anche momenti di una straordinaria avventura condivisa.

Le attività locali, le gare di pesca, le castagnate, le gare di kart e tante altre iniziative che permettevano ai soci di incontrarsi e di sentirsi parte di qualcosa. Il tour europeo di fine agosto dedicato ai ragazzi dagli undici ai diciassette anni, un'occasione per scoprire il mondo e stringere amicizie. Ricordo Predazzo e, l'anno successivo, Moena, con la  partecipazione di 430 soci e familiari e sei o sette alberghi riservati al solo Friuli Venezia Giulia. Numeri che raccontano bene quanto entusiasmo sapesse generare il CRALT  quando riusciva a coinvolgere le persone.

E ancora, l'assaggio di birre con Lorenzo, Kuaska Dabove; le visite alle mostre la  domenica mattina alle Scuderie di Miramare e in tanti altri luoghi; la trasferta a Roma con Nereo Colautti, allora responsabile, per stampare i voucher dei soggiorni estivi. Forse Gabriella se la ricorderà. Sono episodi che, presi singolarmente, possono sembrare piccoli, ma che insieme compongono una storia fatta di impegno, creatività, occasioni di incontro e  relazioni che sono andate ben oltre il lavoro.

Naturalmente il mondo è cambiato. Sono cambiate le aziende, le abitudini, le esigenze dei soci e il modo stesso di organizzare il tempo libero. Anche il CRALT dovrà trovare un  nuovo equilibrio, probabilmente con dimensioni territoriali e modalità operative diverse. Ma cambiare non significa necessariamente perdere ciò che conta. Mi piacerebbe che chi  sarà chiamato a vivere e gestire il CRALT di domani potesse raccogliere almeno una parte di quell'entusiasmo, di quello spirito associativo e di quell'amicizia che ho incontrato in tanti colleghi e che continuo a ritrovare in alcuni componenti dell'associazione e nei pensionati della vecchia generazione.

È questo, in fondo, l'aspetto che mi sta più a cuore: che il CRALT possa continuare a essere qualcosa di più di un semplice organizzatore di viaggi e soggiorni. I servizi sono  importanti, naturalmente, ma lo sono altrettanto le relazioni, la capacità di creare occasioni per stare insieme e il piacere di sentirsi parte di una comunità. È un patrimonio che non si trova in uno statuto e non si misura soltanto attraverso i numeri, ma che può essere  trasmesso e rinnovato, se c'è la volontà di farlo.

Per quanto mi riguarda, il 31 dicembre 2026 segnerà probabilmente (mai dire mai) la conclusione del mio impegno diretto nel CRALT. Da qui alla fine dell'anno ci saranno ancora alcune attività in Trentino, l'assaggio di birre in Friuli Venezia Giulia e il soggiorno al Falkensteiner. Mi piace pensare a questi appuntamenti non come agli ultimi capitoli di una storia destinata a finire, ma come a nuove occasioni per ritrovare persone, condividere esperienze e portare avanti, ancora una volta, quello spirito che ci ha accompagnato per tanti anni.

Se oggi sento il bisogno di ripercorrere questa strada, è soprattutto per dire grazie. A  Mariano e a Reginio, in particolare, per quello che mi hanno insegnato, per la fiducia e per il sostegno che non mi hanno fatto mancare. E grazie a tutti voi per il lavoro svolto  insieme, per la disponibilità, per il tempo condiviso e per i momenti che, a distanza di anni, conservano ancora un posto speciale nei miei ricordi.

Un saluto e un grazie anche da Donatella ed Enrico, che hanno letto queste righe e che, soprattutto, hanno avuto la fortuna di condividere e vivere, insieme a me, trent'anni di  questa bella avventura chiamata CRALT.

Le organizzazioni cambiano, le stagioni passano, ma ciò che abbiamo costruito insieme non si esaurisce con un trasferimento o con un cambiamento di assetto. Resta nelle  persone, nelle amicizie, nelle esperienze vissute e nella possibilità di ritrovarsi ancora. Ed è proprio da questo patrimonio che il CRALT può ripartire.