19 Maggio 2023

Hotel Belvedere e altri racconti

di Redazione Cralt Magazine
Intervista a Paolo Giovannetti,  ex dipendente,  che ha cominciato ad appassionarsi alla scrittura di racconti brevi fin dal 2008 ed oggi pubblica il suo terzo lavoro letterario

Confrontarci con scrittori, soprattutto quelli che nascono ed hanno radici in altre attività ci ha sempre affascinato e non lo neghiamo. Cerchiamo sempre di cogliere e di capire cosa spinge una persona a cimentarsi con la letteratura e spesso conosciamo storie davvero interessantissime pur nella loro ordinaria quotidianità.

Paolo Giovannetti è emblematico in questo senso: ex dipendente Telecom si cimenta in un concorso letterario e da lì prendono le mosse per la sua "nuova carriera". Leggetelo il suo ultimo lavoro perché le premesse per farsi affascinare ci sono tutte.

Abbiamo voluto intervistarlo per voi e non vi anticipiamo nulla, ecco cosa ha risposto - gentilmente- alle nostre domande.

Quando e, soprattutto come, si è accorto della sua verve letteraria ?
In effetti ho sempre avuto una predilezione per la scrittura già dal periodo scolastico quando mi
impegnavo nei temi di attualità in italiano ottenendo, devo dire, ottimi risultati tanto che, all’esame
per il diploma di Perito in Elettronica Industriale, la prova di italiano ha comportato un significativo
contributo al voto finale. Sempre in gioventù amavo scrivere versi poetici in stile ermetico. Poi c’è
stata una lunga pausa dovuta agli impegni lavorativi e famigliari in cui non ho dato corso a
produzioni letterarie anche se, e lo scoprirò in seguito, questa mia passione era rimasta latente.
Anche l’argomento linguistico mi aveva sempre attirato: a metà degli anni ’80, ho deciso di
iscrivermi alla facoltà di lingue dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, frequentando un corso serale
per lavoratori studenti (allora era possibile). Durante gli studi ho potuto scoprire e approfondire la
letteratura anglosassone che poi mi ha consentito in seguito di leggere in versione originale le
opere di famosi autori anglo-americani del ’900. Mi sono quindi laureato in Lingua e letteratura
inglese. Il 2008 è stato l’anno di svolta : infatti mi è stata data l’opportunità di partecipare al
concorso letterario aziendale "Un tempo per tutto" per racconti brevi, risultando tra i finalisti con il
racconto "L'attesa". Da qui poi è riemerso il piacere di scrivere e, in particolare, di raccontare delle
storie con la pubblicazione, qualche anno più tardi, di raccolte di racconti brevi come “Il Pioppo
Bianco” (Arduino Sacco editore, 2016), “Tentativo di fuga” (Linea Edizioni, 2019) e l’ultima “Hotel
Belvedere e altri racconti” (Amazon KDP, 2022).

Cosa le piace raccontare, perchè e che cos'è - secondo lei - la passione creativa ?
Mi piace raccontare delle storie in cui i protagonisti, persone qualsiasi inserite in un contesto
immaginario ma a volte riconoscibile, vivono esperienze ed eventi inattesi che li mettono di fronte
a scelte obbligate, qualche volta fatali. Spesso sono vittime delle loro ossessioni, abitudini o sono
alla ricerca di una nuova via, di un tentativo di fuga da una realtà opprimente. Il tutto molto
compresso, com’è tradizione delle short stories o meglio delle “flash stories” (racconti sotto le mille
parole), così popolari in America e nel mondo anglosassone.
La passione creativa ritengo sia un elemento presente in ciascuno di noi anche se a volte ignorata o
latente. Naturalmente si manifesta in vari modi e in vari ambiti, nel caso della scrittura diventa
quasi una necessità, almeno per me, per esprimere la mia voglia di raccontare, anche storie “ai
confini della realtà” (parafrasando una famosa serie televisiva degli anni ‘60/’70) o in contesti
prossimi alla narrativa di fantascienza del tipo soft o distopico.

Si ritrova in un preciso genere o le piace muoversi da outsider ?
Come dicevo in precedenza, il mio target, o “specialità” sono i racconti brevi, quelli, per intenderci,
che hanno fatto la fortuna di narratori famosi come Dino Buzzati, Italo Calvino o tra gli americani:
Hemingway, Scott Fitzgerald, Raymond Carver, Ray Bradbury, solo per citarne alcuni.

"Hotel Belvedere e altri racconti" è il suo ultimo lavoro, ce ne parla ?
“Hotel Belvedere e altri racconti”, il mio ultimo impegno narrativo, è stato in qualche modo una
sfida alla consuetudine di rivolgersi alle case editrici per pubblicare un libro. Naturalmente esistono
editori di varia specie, c’è chi chiede un “contributo spese” all’autore e chi non lo fa; è un mondo
molto variegato. Io ho provato a fare tutto da solo: scrivere, fare auto-editing, impaginare e poi
rivolgermi a una piattaforma di pubblicazione molto interessante come Amazon KDP (Kindle Direct
Publishing) che permette di mettere in “vetrina” non solo e-book ma libri cartacei con la possibilità
di proporli in vendita e, per l’autore, di chiedere copie stampate per uso personale. Insomma una
autonomia che volevo provare. Anche per quanto riguarda i contenuti, questo volume costituisce
una novità: infatti il racconto principale che dà il titolo, è un racconto lungo e soprattutto di un
genere da sperimentare. Si tratta di un racconto giallo, una crime story, ambientata in un ridente
paesino del Trentino dove un tenente di finanza si trova ad investigare sulla misteriosa scomparsa
del proprio padre. Ci saranno risvolti che riguardano un ambiente in cui coesistono corruzione e
traffici illeciti. Gli altri racconti sono storie brevi ispirate in gran parte al periodo pandemico con
riflessi psicologici, anche se solo accennati, sulla natura e le situazioni che coinvolgono i vari
personaggi, nonché incursioni nel tematica di fantascienza soft.

Concludendo: da dipendente TIM a scrittore com'è stato questo percorso ?
Il percorso, se vogliamo chiamarlo così, da dipendente di una grande azienda di telecomunicazioni
(all’inizio SIP, poi Telecom Italia e ora TIM) a scrittore ha visto, come affermavo sopra, una decisiva
svolta con la partecipazione al concorso letterario aziendale che è diventata una spinta a
risvegliare una passione forse assopita per poi intraprendere decisamente questa strada dopo la
cessazione del rapporto di lavoro e il pensionamento.
Sono comunque convinto che lo spirito suggerito dal termine “comunicazione” sia pur preceduto
dal suffisso “tele” sia stato anch’esso ispiratore occulto di chi come me vuole scrivere per
comunicare qualcosa: una sensazione, un’atmosfera reale o immaginaria… ai miei potenziali lettori.

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Paolo Giovannetti, nasce nel 1955 al Lido di Venezia, sposato e con due figli maschi. Attualmente vive a Mestre, dove ha svolto, fino a qualche anno fa, l’attività di impiegato tecnico presso Telecom Italia. Diplomato in Elettronica successivamente ha conseguito, in periodo lavorativo, una laurea in Lingue e Letterature straniere (Università Ca’ Foscari – Venezia).
Attualmente in quiescenza.
Da qualche anno si dedica alla scrittura di racconti brevi che ho raccolto in tre libri, rispettivamente: “Il pioppo Bianco” pubblicato da Arduino Sacco, Roma, 2016; “Tentativo di fuga”, Linea Edizioni, Padova, 2019 e “Hotel Belvedere e altri racconti”, autopubblicato nel 2022 con Amazon KDP.
La passione per la lingua inglese lo ha spinto anche a una attività saltuaria di traduttore freelance
dall’Inglese all’italiano, principalmente di tipo letterario, che recentemente lo ha portato alla pubblicazione in lingua italiana del libro “The storytelling’s tale” (Penguin, 2013) dell’autore indiano Omair Ahmad con il titolo “Il Racconto del cantastorie”, autopubblicato sempre con Amazon KDP.
Segnalo inoltre la mia attività di blogger nel sito da me creato: https://buffetletterario-traduzioni.it nel
quale appare il motto che rispecchia la mia predilezione per la narrativa breve (o per le short stories) tratto dall’Amleto di Shakespeare: “Brevity is the soul of wit”