23 Marzo 2019

Mujeres verticales: Marie Curie

di Franco Moraldi
La vita è da vera mujer vertical che rifugge il comodo e il prevedibile: rifiuta di brevettare le invenzioni permettendone l’utilizzo libero, non accetta la Legion d’Onore
fossi megalomane potrei dire che con Marie Curie:
la donna, i 2 Nobel, i 3 amori, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passò di Polonia la frontiera e in Francia significò tanto”.


Ma siamo seri, lasciamo in pace Ariosto e parliamo di questa “ femme dans son siecle”: così è semplicemente Marie Curie nel titolo di una pubblicazione, edita in una Francia che non la dimentica e che, a 150 anni dalla nascita, l’ha ricordata  con una bella mostra allestita al Pantheon di Parigi, ove Marie riposa assieme al marito dal 1995, allorché Mitterand ve la fece traslare fra i grandi della Nazione.

Che poi di una gloria francese si tratti, mah, sarebbe da discuterne: la celeberrima scienziata in verità nacque in una Polonia ridotta ad essere colonia zarista, in cui già immaginare che una ragazza potesse studiare era fuori luogo. Con un’università riservata agli uomini, che spazio poteva esserci per lei, una dei 5 figli di un giovane professore vedovo, troppo autonomo rispetto a quanto richiesto dalla madre Russia e quindi “convertito” da docente a… gestore di un convitto studentesco?

Una mujer vertical però non si deprime neppure in tali situazioni! A Maria Sklodowska (così si chiamava prima del matrimonio con lo scienziato Pierre Curie, francese doc) sin da ragazza non difettavano dignità personale, forte indipendenza ed una rilevante dose di testardaggine: se le precarie condizioni familiari non permettevano di studiare a lei ed alla sorella Bronja, ecco che la Nostra escogita un piano: trova impiego come governante in casa di ricchi polacchi e destina i guadagni al “finanziamento” degli studi di medicina della sorella a Parigi. L’accordo non fa una piega: appena la sorella si laurea ed acquisisce indipendenza economica, sarà la volta di Marie ad essere aiutata negli studi che, inevitabilmente, condurranno anche lei a Parigi.

(Come in ogni storia ottocentesca che si rispetti, nella famiglia in cui lavora sboccia l’amore fra la “signorina Maria” ed il giovane figlio Casimiro, studente di ingegneria a Varsavia: le classi sociali però sono troppo diverse e manca al ragazzo il coraggio di osare: obbedirà al divieto di sposare quella ragazza, ferendola ma anche rafforzando ancor più il carattere di quella ragazza, futura icona mondiale e che, forse, non avrebbe mai dimenticato).
I patti si rispettano e quindi dopo la laurea della sorella ecco il turno di Maria: si iscrive – comunque fra le pochissime donne- alla Sorbona e “naturalmente” si laurea: prima in Fisica e poi in Matematica; la ricerca e l’università sono il suo mondo, i tempi sono quelli dell’entusiasmo per la scienza e per le scoperte di laboratorio: con un professore – Pierre Curie- di poco più grande arriva ad isolare ed a battezzare 2 nuovi elementi: il Polonio (la patria non si dimentica) e soprattutto il Radio.

Si scopre così la radioattività, tappa fondamentale dell’evoluzione dell’umanità, che modifica la vita degli ultimi 2 secoli: cambia la medicina con la possibilità di curare gravi malattie, cambia la diagnostica con il ricorso alle radiografie, cambia la vita di Maria, che sposa Pierre e diventa Marie, moglie e madre. Saranno una coppia di coniugi e di colleghi, la famiglia si integra con la ricerca scientifica ed arriva un primo Nobel -per la fisica- per entrambi: Marie che a 36 anni è la prima donna ad aver vinto  un Nobel, a 44 anni diventa (a maggior ragione) la prima ad averne vinti 2, il secondo per la Chimica.

Tra i 2 riconoscimenti non passano però solo  8 anni: è cambiata la vita per la giovane ricercatrice: Pierre – attraversando forse distrattamente una strada sotto la pioggia - viene investito da un carro e muore: lui non aveva ancora 50 anni, lei ne ha solo 39. Prime pagine a nove colonne piangono la tragedia e nel mondo dei mass media (tecnologicamente meno evoluti ma con contenuti – vedremo- assai attuali) è già pronta una nuova etichetta per Marie: la “Vedova Illustre”.

Se annotazioni scritte nel diario della scienziata ci trasmettono il senso di un dolore assoluto che la porta a rivolgersi al marito come ancor vivo (analogamente si è scoperto faceva il generale dalla Chiesa con  la prima moglie), il senso di indipendenza e di fierezza ne impediscono la facile etichettatura: proseguono appunto gli studi, diventa la prima donna – guarda caso- ad insegnare alla Sorbona.

La vita è da vera mujer vertical che rifugge il comodo e il prevedibile: rifiuta di brevettare le invenzioni permettendone l’utilizzo libero, non accetta la Legion d’Onore (come Pierre anni prima) chiedendo piuttosto investimenti per laboratori e programmi di ricerca, nella Grande Guerra va sul fronte per permettere radiografie ai soldati feriti, ottiene finanziamenti da tutto il mondo, soprattutto dagli Stati Uniti dove incontra 2 Presidenti, firma un manifesto di solidarietà per Sacco e Vanzetti, incontra Einstein ad un celeberrimo convegno belga in cui avviene quella “incredibile cena dei fisici quantistici” descritta nell’omonimo – delizioso- libro.

È stata una celebrità, sempre libera ed indipendente: quando giornali scandalistici pubblicano lettere intime scambiate – ad anni dalla morte di Pierre- con un collega scienziato, il suo terzo amore, dichiara serenamente che la sua vita privata appartiene solo a lei e si reca a ricevere il secondo Nobel senza alcuna esitazione.

Mai arricchitasi, sempre frugale e nel corso degli anni con lo stesso abito da cerimonia: così era Marie, “la sola persona che la gloria non ha mai corrotta”, come la ebbe a descrivere Albert Einstein.