02 Novembre 2016

L’Orto botanico di Padova

di Redazione Cralt Magazine
La vistita di un Orto Botanico, amici di Cralt Magazine, non è solo un momento di immersione nel verde ma anche la possibilità di avvcinarsi ad un "cultura della natura" che tutti dovremmo prediligere perchè la cura di questo habitat permetterà ai nostri figli di vivere in un mondo sempre più a misura d'uomo

Quando si parla di natura si corre sempre il rischio di apparire come chi vuole cavalcare l'onda di mode momentanee. Niente di tutto ciò, quando noi di CralT Magazine vi diamo conto di fatti che ruotano intorno alla natura lo facciamo per segnalarvi luoghi o eventi che meritrano la vostra attenzione.

L’Orto Botanico di Padova: un po' di storia

L’Orto Botanico di Padova fu istituito nel 1545 per la coltivazione delle piante medicinali, che allora costituivano la grande maggioranza dei “semplici”, cioè di quei medicamenti che provenivano direttamente dalla Natura. Proprio per questa ragione i primi orti botanici vennero denominati “giardini dei semplici”.

In quel tempo era già consolidata la fama dell’Ateneo padovano nello studio delle piante, soprattutto come applicazione della scienza medica e farmacologica: qui infatti venivano lette e commentate le opere botaniche di Aristotele e Tefrasto; sempre qui tra gli altri avevano studiato Alberto Magno di Laningen, considerato il più grande cultore della materia dopo Aristotele, e Pietro D’Abano, che aveva tradotto in latino la terapeutica greca di Galeno.

La rarità dei vegetali dell'Orto di Padova

L’orto, per la rarità dei vegetali contenuti e per il prezzo dei medicamenti da esso ricavati, era oggetto di continui furti notturni, nonostante le gravi pene previste per chi avesse arrecato danni (multe, carcere ed esilio). Venne quindi ben presto costruito un muro di recinzione circolare. Nell’epoca in cui l’Orto fu fondato regnava grande incertezza circa l’identificazione delle piante usate in terapia dai celebri medici dell’antichità: frequenti erano gli errori e anche le frodi, con grave danno per la salute pubblica.

L’istituzione di un horto medicinale, sollecitata da Francesco Bonafede che allora ricopriva la cattedra di “Lettura dei semplici”, avrebbe permesso agli studenti un più facile riconoscimento delle vere piante medicinali dalle sofisticazioni. Per questo scopo il primo “custode” dell’Orto, Luigi Squalermo detto Anguillara, vi fece introdurre e coltivare un gran numero di specie (circa 1.800).

L’orto era continuamente arricchito di piante provenienti da varie parti del mondo, specialmente dai paesi dove la Repubblica di Venezia aveva possedimenti o scambi commerciali: proprio per questa ragione Padova ha avuto un posto preminente nell’introduzione e nello studio di molte specie esotiche.

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