Tra le tante voci della grande pittura italiana tra Cinquecento e Seicento emerge quella di Bartolomeo Cesi, un artista bolognese che, pur dialogando con la rivoluzione naturalista dei Carracci, seppe tracciare un percorso espressivo personale e meditativo. La mostra Bartolomeo Cesi (1556-1629). Pittura del silenzio nell’età dei Carracci è dedicata proprio a questa figura fondamentale per comprendere pienamente la ricchezza dell’arte bolognese in un periodo di profonde trasformazioni culturali
Allestita nelle suggestive sale del Lapidario del Museo Civico Medievale di Bologna, l’esposizione si configura come la prima grande monografica mai realizzata sull’artista, offrendo un’opportunità di scoperta unica per il pubblico, dagli appassionati ai curiosi più attenti.
La pittura come esperienza spirituale
Il titolo stesso dell’esposizione – Pittura del silenzio – indica una delle caratteristiche più affascinanti dell’opera di Cesi: una visione artistica che va oltre l’osservazione del reale per interrogare dimensioni interiori, contemplative e spirituali. In un’epoca in cui l’arte si interrogava sul rapporto tra natura e sacro, Cesi seppe trovare una via originale, fatta di figure immobili, atmosfere pacate e paesaggi quieti, dove l’osservazione dello spettatore non è mai distratta ma sospesa e riflessiva.
Le sue tele, spesso nate per luoghi di culto come chiese e conventi, invitano all’introspezione, proponendo immagini capaci di suggerire silenzi interiori più eloquenti di qualsiasi parola.
Un percorso ricco e articolato
La mostra si sviluppa attraverso oltre trenta opere tra dipinti, disegni e pale d’altare, molte delle quali sono state restaurate appositamente per questa occasione, restituendo alla città e ai visitatori la bellezza originale di capolavori che per lungo tempo sono rimasti difficili da ammirare.
Il percorso espositivo affronta vari momenti della produzione di Cesi, dagli anni della sua formazione fino alle opere che meglio incarnano l’equilibrio tra rigore compositivo e tensione contemplativa. La sua pittura si pone in dialogo critico con quella dei Carracci, offrendo al contempo spunti di riflessione che furono fondamentali anche per artisti come Guido Reni, che riconobbe nel linguaggio di Cesi una chiave importante per lo sviluppo di una “maniera soave e gentile”.
Un appuntamento diffuso nella città
La mostra non si limita agli spazi del Museo Civico Medievale. Il progetto si sviluppa in modo diffuso nel tessuto cittadino, includendo sedi e chiese dove ancora oggi si trovano opere significative dell’artista. In questo modo si offre ai visitatori un quadro complessivo dell’arte bolognese tra Controriforma e rinnovamento stilistico, permettendo di cogliere la ricchezza del contesto culturale in cui Cesi operò.
Un elemento di grande interesse è la possibilità di esplorare in realtà virtuale cicli perduti dell’artista, come gli affreschi delle Storie della Vergine nella cappella di Santa Maria dei Bulgari all’Archiginnasio, oggi ricreati grazie a testimonianze fotografiche e tecnologia digitale.
Perché visitarla
Questa esposizione offre molte chiavi di lettura:
. È la prima antologica dedicata a un protagonista meno noto al grande pubblico ma di grande rilevanza storica.
. Permette di comprendere come l’arte del periodo sia stata attraversata da tensioni tra osservazione del reale e aspirazione spirituale.
. Offre un dialogo diretto con il patrimonio artistico diffuso di Bologna, arricchendo la visita culturale della città.
La mostra Bartolomeo Cesi – Pittura del silenzio nell’età dei Carracci è molto più di una semplice raccolta di opere: è un invito a vivere l’arte come meditazione, ascolto e presenza. Nel contesto raccolto del Museo Civico Medievale di Bologna, le immagini di Cesi emergono con forza contemplativa, rivelando un mondo in cui la percezione del sacro si intreccia profondamente con la ricerca estetica.
Un evento che non solo celebra un grande artista, ma propone una lettura nuova e coinvolgente dell’arte bolognese tra Rinascimento e Barocco.
Una mostra capace di parlare al cuore e alla mente di chiunque vi entri.
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Foto di RitaMichelon da Pixabay


